Cezanne/Renoir, 30 capolavori dal Musée de l'Orangerie

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Il ritratto

Particolare della sala dedicata ai ritrattiCon la pittura di paesaggi e vedute, il ritratto può considerarsi il "genere forte" della raccolta  ottocentesca della Carrara, testimonianza di un collezionismo costante nella richiesta ed esigente nelle aspettative.

Dell'epoca neoclassica, sono giunte opere di Andrea Appiani (Ritratto del Signor Sommariva), Gaspare Landi (Ritratto di Antonio Canova), Giuseppe Diotti (Contessa Barbara Secco Suardo in Mosconi), Francesco Coghetti (Ritratto del signor Tasca e un Autoritratto), Pietro Benvenuti e Giuseppe Luigi Poli con altrettanti Autoritratti, tutte opere dalla rigorosa e severa cifra compositiva  e cromatica.

La generazione romantica deve la sua grandezza alla straordinaria presenza di Giovanni Carnovali detto il Piccio, allievo del Diotti alla Carrara, ma ben presto superbo e indipendente inventore di una tipologia rappresentativa e di una poetica luministico-cromatica moderne. Il corpus dei suoi  ritratti pervenuti nella raccolta ottocentesca della Carrara, spazia  da esemplari degli  anni '20 ( Ritratto di Giovanni  Maironi Da Ponte, Ritratto del conte Carlo Marenzi) sino a tele degli anni '60 ed è dedicato tanto a personaggi della nobiltà (Guglielmo Lochis, Andrea Spini, Anastasia Spini), quanto a quelli della borghesia. Due Autoritratti, il Ritratto dell'amico pittore Giacomo Trècourt, il Ritratto di Gigia Riccardi e quello di Elena Marenzi completano l'unicità di questo patrimonio del Piccio in mostra, accanto a dipinti (varie redazioni di Flora), che pur non essendo considerabili  ritratti in senso stretto, illustrano al pari di questi, la raffinatezza di tocco, le trasparenze di una pittura che ha pochi eguali in Europa.

Al cospetto di tanta inarrivabile grandezza e certamente da essa influenzate, sono documentate altre presenze, soprattutto quelle dei vari maestri, che si sono succeduti sulla cattedra che era stata del Diotti: Enrico Scuri (Ritratto del poeta Pietro Ruggeri da Stabello),  Ponziano Loverini (Ritratto del pittore Tiraboschi e del Nobile Francesco Baglioni) ma soprattutto Cesare Tallone, rappresentato da alcune opere di grande esuberanza e di una certa monumentalità nel formato.
Al di là delle profonde differenze di stile e di impostazione nella gestione del genere ritrattistico in entrambi i momenti, quello neoclassico e quello romantico, è possibile riconoscere in entrambi  la nobiltà e la perdurante supremazia di una tradizione, che nella pittura di ritratti aveva sempre visto, anche lungo i secoli, il nucleo attorno al quale strutturare un' intensa lettura della società contemporanea, interpretata attraverso le immagini degli uomini e delle donne che la abitavano e la rendevano ricca di umori, di sentimenti, di pensiero.