Cezanne/Renoir, 30 capolavori dal Musée de l'Orangerie

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Il paesaggio

immagine della sezione relativa alla mostra dedicata al paesaggioNelle donazioni, che si sono succedute nella raccolta ottocentesca della Carrara, la pittura di paesaggio e di vedute conferma la grande diffusione che il genere riscosse con continuità  presso il collezionismo locale.

La componente neoclassica del gruppo di opere esordisce con la presentazione dei padri del genere nella bergamasca: Marco Gozzi (Paesaggio con il tempio di Paestum), Luigi Deleidi detto il Nebbia (Paesaggio con ponte), Pietro Ronzoni (Paesaggio), con estensioni che presentano Pietro Benaglio (Paesaggio con scena classica), e gli "ospiti" Giovanni Migliara e Massimo D'Azeglio. La sobria trasparenza di questi soggetti è di chiara ascendenza secentesca, ascendenza questa, destinata a caratterizzare per almeno due secoli il genere, sino alle soglie del risveglio romantico.

Anche sulla base di questa eredità, si segnala il primo consistente nucleo ottocentesco, quello delle opere di Costantino Rosa, pervenute nel 1878 alla Carrara, direttamente dalla collezione personale dell'artista, tramite un'iniziativa di vendita della vedova del pittore. Si tratta di decine di vedute e paesaggi, che si possono raggruppare sostanzialmente in due sottogruppi: quello dei paesaggi ( montani, boschivi, fluviali e, in alcuni casi, marini, orridi e cascate); e quello di appunti figurativi dedicati ad alberi, rocce, tronchi, rupi, fronde e fogliami. Alle riconferme dei primi, densi di luci e di atmosfera, corrisponde la sorpresa dei secondi, vera scoperta di una pittura di abilissima, intensità realista.

Il secondo nucleo forte della raccolta, degno di reggere il confronto con la significatività delle opere  del Rosa è quello costituito dai dipinti del milanese Carlo Mancini che consentono una lettura antologica, ben scandita nei temi e nella cronologia, della vicenda artistica del pittore. Dalle vedute di Chioggia, con i colori corposi degli edifici e le trasparenze delle acque, ai tumultuosi paesaggi di Scozia, scolpiti dal vento e da sfilacciati colpi di pennello, di Mancini si rivive la modernità di contenuto e di stile.

Il gruppo delle ultime vedute di fine Ottocento conserva altre sorprese per la notorietà degli autori come Mosé Bianchi, Gondola sul  canale, Giuseppe De Nittis, Napoli Hotel Bertolini, Leonardo Bazzaro, Il porto di Genova e Pompeo Mariani, Veduta di un porto. Altre presenze sono quelle del veneziano Luigi Pastega, Canale veneziano, del milanese Camillo Rapetti, Il naviglio di Milano, del piemontese Leonardo Bistolfi, Campagna solitaria, del bresciano Francesco Domeneghini, Paesaggio di Bergamo con nevicata, con i quali  si è già abbondantemente entro il secolo XX, ma con uno spirito e una reverente memoria della tradizione del secolo precedente, destinata a durare ben oltre i primi decenni del Novecento.