Cezanne/Renoir, 30 capolavori dal Musée de l'Orangerie

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Il collezionismo ottocentesco della Carrara

Mancini, VedutaIl patrimonio di opere presentato in questa esposizione è il risultato di una attività collezionistica che è confluita nella Carrara attraverso un flusso ininterrotto di donazioni, lasciti, acquisti, e qualche rara commissione diretta, dai primi anni dell'Ottocento sino ai giorni nostri.

Il primo nucleo deriva dalla produzione connessa con l'attività didattica della Scuola di Belle Arti, che, in occasione di premi o annuali  esposizioni di allievi e maestri, selezionava opere e le acquisiva. Diciamo, sostanzialmente, dagli anni del Diotti, primo direttore della Scuola (1779-1848) a quelli dello Scuri, suo successore (1805-1884).
La parte più consistente è frutto invece di quello che potrebbe chiamarsi collezionismo di ritorno, che, nel pieno del secolo XX, ha fatto pervenire in Pinacoteca una spesso sontuosa  documentazione  di opere di maestri del secolo precedente, dimostrando la sostanziale continuità  di un gusto orientato ora a scelte diligentemente accademiche, ora a cogliere le testimonianze di una produzione creativamente significativa (come dimostra il corpus, davvero significativo, di dipinti del Piccio).
Sono però anche donazioni minori che vengono ad acquisire una visibilità davvero inedita: si pensi al caso delle circa 70 opere del vedutista Costantino Rosa e quelle altrettanto numerose, del paesaggista Carlo Mancini  (di cui potete ammirarare una veduta in alto a sinistra, © Accademia Carrara), senza dimenticare veri capolavori di Trécourt, di Tallone, di Filippini Fantoni e di Loverini.